Ambasciatore Usa: il «no» passo indietro. Di Maio duro (con gaffe)

«L’Italia `e un paese di G7 e un partner fondamentale all’interno dell’economia globale,`e nel nostro interesse di influenzare questi affari». William Medici.
 
john-r-phillips John R. Phillips, U.S. Ambassador to Italy
 
September 13, 2016
By Il Sole 24 Ore
 
Se al referendum sulla riforma della Costituzione vincessero i “No” l’Italia farebbe «un grosso passo indietro». Lo ha detto l’ambasciatore Usa a Roma, John R. Phillips, annunciando così il suo endorsement a favore del referendum sulle riforme.
 
Il dipartimento di Stato Usa non commenta le dichiarazioni
Il dipartimento di Stato Usa non commenta le dichiarazioni dell’ambasciatore americano a Roma John Phillips. Il dipartimento di Stato «rimanda all’ambasciata degli Stati Uniti a Roma per un commento».
 
Fitch: rating a rischio se vince il no
Anche il responsabile rating sovrani per Europa Medio Oriente di Fitch, Edward Parker, da Londra ha fatto sapere che «ogni turbolenza politica o problemi nel settore bancario che si possano ripercuotere sull’economia reale o sul debito pubblico, potrebbe portare a un intervento negativo sul rating dell’Italia». E ha aggiunto che «se ci fosse un voto ‘no’, lo vedremmo come uno shock negativo per l’economia e il merito di credito italiano».
 
All’Italia serve stabilità
Secondo l’ambasciatore Philips, «quello che serve all’Italia è la stabilità e le riforme assicurano stabilità, per questo il referendum apre una speranza». L’Italia, ha detto ancora l’ambasciatore, «deve garantire di avere una stabilità di governo» per attrarre investimenti stranieri. Perché, prosegue Phillips, «63 governi in 63 anni non danno garanzie». Per Phillips, «il referendum offre una speranza e una opportunità per la stabilità di governo».
 
Grande attenzione dei Ceo Usa
Parlando a un convegno del centro di studi americani su Brexit, l’ambasciatore americano ha aggiunto che «molti Ceo di grandi imprese Usa guardano con grande interesse al referendum», per capire quale sarà il contesto italiano per il loro investimenti. Per questo, ha concluso, la vittoria del ’Sì’ «sarebbe una speranza per l’Italia, mentre se vincesse il ‘No’ sarebbe un passo indietro». L’ambasciatore ha ricordato anche che «Renzi ha svolto un compito importante ed è considerato con grandissima stima da Obama, che apprezza la sua leadership». E ha ricordato che il presidente del Consiglio andrà negli Stati Uniti il 18 ottobre in occasione della cena di Stato offerta alla Casa Bianca dal presidente Usa Barack Obama. Il premier Matteo Renzi questa mattina, intervenendo a una cerimonia di inaugurazione nella sede della Siemens a Milano, ha sottolineato che «il tema della governance è quello che stiamo affrontando con le riforme: semplificare, rendere il Paese più facile, ridurre i costi della politica per rendere il Paese piu’ semplice».
 
Le reazioni in Italia
Immediata la reazione di vari esponenti dell’opposizione. Per il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, membro del direttorio M5S, Matteo Renzi è come Augusto Pinochet, ha scritto su Fb, peraltro commettendo un errore poi corretto, cioè collocando in un primo momento Pinochet in Venezuela, attaccando il premier sul referendum costituzionale: «Sta facendo diventare un voto sul suo personaggio che ha occupato con arroganza la cosa pubblica, come ai tempi di Pinochet in Cile. E sappiamo come è finita». Il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, ha dichiarato che l’Italia non è « una colonia» Usa e «che non sia compito dell’ambasciatore americano in Italia pronunciarsi sul referendum costituzionale». Su Twitter il capogruppo Fi alla Camera Renato Brunetta ha sottolineato che «la sovranità appartiene al popolo…italiano».
 
Per l’ex ministro e senatore di Fi Altero Matteoli «quella dell’ambasciatore Usa in Italia, più che un auspicio, è un’entrata a gamba tesa ingiustificata negli affari interni dell’Italia, eseguita su delega di un presidente alla fine del suo mandato». Sulla stessa linea il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini: «Il signor ambasciatore Usa si faccia gli affari tuoi e non interferisca, come troppe volte è già accaduto in passato, nelle vicende interne italiane».